Intervista a Monica Faggiani di Quel che resta

Simona migliori intervista Monica Faggiani sullo spettacolo Quel che resta, a proposito di mobbing, shocking e altre amenità.

Lo spettacolo debutta il 9 marzo a Teatro Linguaggicreativi e rimarrà in scena anche il 10 e l’11 marzo 2018.

L’autrice e interprete ci ha svelato qualche piccola curiosità su come è nato lo spettacolo e sulla sua personalissima cifra stilistica ironica e dissacrante.

Guarda il video o leggi l’intervista!

 

 

INTERVISTA A MONICA FAGGIANI

 

  • Chi è Monica Faggiani? Descriviti in due parole.

Solo due parole, non è facile descriversi in due parole… penso “dolcemente complicata”. Vi ricordate la canzone no? Io non l’ho mai capita, prima o poi scriverò alla Mannoia e a Ruggeri per chiedere il significato. Ho notato che quando metti insieme due parole che non c’entrano niente l’una con l’altra fa sempre effetto.

Quindi sì, dolcemente complicata. E anche un po’ confusa… posso aggiungere una terza parola? Vedete che da un lato ho il poster di Audrey Hepburn e dall’altro un pupazzo di Winnie the Pooh, capite che sono segnali discordanti che non regalano linearità.

 

  • L’argomento del tuo spettacolo è già chiaro dal sottotitolo: a proposito di mobbing, shocking e altre amenità, come mai hai scelto di parlare di questo argomento?

Sono partita dal mobbing innanzitutto perché è un fenomeno sotterraneo e subdolo. Bisogna parlarne perché purtroppo se ne parla troppo poco. Inoltre c’è stata una motivazione personale, una situazione legata al mobbing che ho vissuto tanti anni fa. Questo è stato uno spunto importantissimo che mi ha portato a parlare di una cosa che mi sta molto a cuore, ovvero di tutte quelle relazioni in cui si attivano dinamiche di potere.

Nello spettacolo racconto di una donna che in un primo momento vive una relazione personale e sentimentale che poi diventa professionale. All’interno di questa relazione si giocano delle dinamiche di potere. È importantissimo capire che quando si mettono in moto queste dinamiche di potere non c’è solo una vittima e un carnefice, ma ci sono sempre due complici, due persone che colludono in questa dinamica. I motivi possono essere molteplici, io non emetto alcun tipo di giudizio, cerco solo di evidenziare che, preso atto di questo fattore, per uscirne bisogna volerlo, bisogna decidere di troncare questo tipo di relazione.

 

  • Quale taglio hai scelto per trattare questo tema così difficile?

Ho scelto di parlare di questa storia con estrema leggerezza e ironia, ma soprattutto con grandissima autoironia. La sento come la mia cifra stilistica personale, nella vita e sulla scena. Io credo nella leggerezza, intesa al modo di Calvino nelle lezioni americane. Una leggerezza che non vuol dire superficialità, ma guardare le cose in maniera più aerea più fluida, per riuscire a capirle meglio. Mi piace anche dissacrare certe situazioni, cerco di usare ironia e leggerezza sia nelle parole che uso per raccontare la storia, sia nell’interpretazione che ne faccio.

 

  • Persefone e Candy Candy. Un accostamento curioso…

Lo so, sembra un accostamento strano, ma nel mio percorso personale sono due archetipi. Persefone lo è sicuramente perché fa parte del mito, ma anche Candy nella mia storia personale è diventata un archetipo.

Innanzitutto Persefone, prima di diventare la regina degli inferi e prendere il nome di Persefone, era una fanciulla di nome Core. Core era gentile, spensierata, carina esattamente come Candy Candy. Entrambe, Core e Candy, fanno un percorso. Un percorso dentro e fuori di loro. Persefone in particolare si affranca dalla figura materna dopo aver guardato dentro di sé, nel profondo della propria anima. Nel mito questo cambiamento viene incarnato con una figura definita: Ade, il dio degli inferi.

Candy invece fa un percorso attraverso l’amore. In principio è innamorata di Anthony, un ragazzo dolce, carino, delicato, nobile, d’animo gentile proprio come lei, però Anthony muore, e in un modo bruttissimo, con la testa sfracellata su un sasso.  Nonostante tutto Candy non si perde d’animo, esattamente come Core quando viene rapita e finisce nel mondo degli inferi, Candy va avanti per la sua strada, continua il suo percorso di crescita finché non incontra Terence. Ancora oggi Terence è l’uomo di cui tutte almeno una volta nella vita ci innamoriamo: moro, affascinante, insolente. La storia va avanti, non voglio “spoilerare” troppo. Insomma Persefone e Candy Candy sono state di grande ispirazione per me e spero possano ispirare anche altri.

 

  • 3 buoni motivi per cui vedere questo spettacolo.

Innanzitutto è uno spettacolo divertente, si ride nonostante l’argomento.

Secondo: è uno spettacolo profondo, nel senso che scende in profondità, tratta temi importanti e quindi farà riflettere e donerà qualcosa da portarsi a casa.

Il terzo motivo è sicuramente il più importante: volevo raccontare una storia che potesse far ridere e piangere insieme, perché la vita è così non possiamo fare una tragedia di tutto dobbiamo trovare la leggerezza. Nello stesso tempo non possiamo nemmeno seppellire tutto con una grossa risata, dobbiamo riuscire a tenerli insieme questi due sentimenti. Penso che questa storia ci riesca, permette di ridere e piangere insieme.

 

  • In linea con il titolo della nostra stagione, raccontaci qual è la tua dannata voglia.

Io ho la dannata voglia che ciascuno, nella propria vita, qualsiasi cosa gli stia accadendo, qualsiasi età o momento stia vivendo, possa farsi una domanda: sono felice? Già chiederselo è un traguardo e se la risposta è no, iniziare a fare qualcosa per cambiare quello stato. Qualsiasi sia la causa, un amore, una situazione familiare, il lavoro… bisogna chiederselo per davvero. La protagonista della nostra storia ad un certo punto si fa questa domanda e la risposta è no, quando lo realizza decide di cambiare e di diventare la donna del cambiamento.

 

QUEL CHE RESTA

A proposito di mobbing shocking e altre amenità

di e con Monica Faggiani

aiuto regia Silvia Soncini

disegno luci di Alessandro Tinelli

assistente tecnico e grafico Andrea Finizio

 

Quando

9.10.11 marzo 2018

venerdì 9 e sabato 10 marzo ore 20:30

domenica 11 marzo ore 19:00

 

Prenotazione

Prenotazione fortemente consigliata a biglietteria@linguaggicreativi.it

0239543699 | 3274325900

Per maggiori informazioni sullo spettacolo Quel che resta clicca qui.

 

Vi aspettiamo a Teatro Linguaggicreativi il 9, 10 e 11 marzo 2018 con Quel che resta, a proposito di mobbing, shocking e altre amenità di e con Monica Faggiani!


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